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Storie giapponesi in Lituania

Tra Vilnius e Tokyo ci sono più di 8.000 km di distanza.
Per percorrerli tutti, servono una ventina di ore di volo.

– All’inizio del 2020, in Lituania erano registrati soltanto 31 cittadini giapponesi, pari allo 0,04% di tutti gli stranieri immigrati.
– Nel 2010, del resto, in Giappone vivevano meno di 200 cittadini lituani: 110 donne e 61 uomini.
[Aggiornamento del 24 nov. 2020: L’Ambasciata della Lituania a Tokyo mi informa che, secondo il Ministero della Giustizia giapponese, a dicembre 2019 vivono in Giappone 323 lituani.]

Benché i due Paesi abbiano le rispettive ambasciate aperte e operative (me la ricordo bene quella nipponica a Vilnius, la costeggiavamo sempre quando andavamo a piedi al parco Vingis), non si può certo affermare che Lituania e Giappone, al giorno d’oggi, hanno relazioni reciproche particolarmente intense.

C’è però un momento, nel XX secolo, in cui le trame di questi due Paesi si sono strettamente intrecciate tra di loro.
Quel momento di 80 anni fa è vivo nel presente dei lituani.
Lo conferma il fatto che, a Vilnius, sulla sponda destra del Neris, c’è un bellissimo e tradizionale giapponese giardino di ciliegi.

L’incredibile storia di Sugihara Chiune (detto ‘Sempo’)
Prima parte: durante la Seconda guerra mondiale

Primi anni della Seconda guerra mondiale.
Kaunas è la temporanea capitale del Paese (Vilnius-Wilno appartiene alla Polonia, in quegli anni).
Come deciso nel Patto Molotov-Ribbentrop, i nazisti occupano Varsavia e i sovietici le Repubbliche Baltiche. La Germania sta però ora avanzando verso l’Unione Sovietica.
Migliaia di profughi ebrei, disperati, cacciati dalle terre polacche e della Prussia orientale, si riversano in massa, in cerca di scampo, nei villaggi e sulle strade della giovane Repubblica di Lituania.

23 novembre 1939: apre, a Kaunas, il Consolato giapponese in Lituania; rimarrà aperto soltanto per un anno, visto che il Paese verrà presto occupato dalle potenze straniere.
A dirigerlo il Viceconsole Chiune Sugihara – quarantenne, un curriculum diplomatico già avviato, la propria famiglia al seguito.
Sempo si trova investito di tutte le tensioni e contraddizioni dell’epoca – in particolar quella tra il proprio ruolo istituzionale e di rappresentanza (l’impero del Giappone è una delle Potenze dell’Asse ed è parte in conflitto), la propria coscienza e la tragedia dell’Olocausto che si sta consumando davanti ai propri occhi.
Nel 1940, contravvenendo alle disposizioni ricevute dai propri capi, Sempo decide di aiutare dai 2.200 ai 6/10.000 ebrei (le ricostruzioni storiche divergono su questo punto), fornendo loro dei visti ufficiali di passaggio con destinazione nominale.
Racconta Wikipedia, al riguardo:

A quel tempo, il governo giapponese richiedeva che i visti fossero consegnati solo a coloro che avevano completato le procedure di immigrazione e avevano abbastanza contanti per le spese di viaggio e di soggiorno.
Tuttavia la maggior parte dei profughi non rientrava tra i criteri.
Chiune, essendo al corrente della loro situazione, richiese per tre volte l’autorizzazione per rilasciare i visti anche a questi profughi, ma il Ministero degli affari esteri giapponese rifiutò sempre la richiesta, ordinandogli di osservare scrupolosamente le loro indicazioni.

La produzione e la distribuzione di questi visti sono atti non solo evidentemente illeciti, ma anche pericolosi, perché mettono a rischio, oltre alla carriera, la vita propria e dei propri familiari.

Sampo continua a comportarsi in questo modo per circa un mese, lavorando anche di notte, redigendo gli atti a mano e, successivamente, con l’aiuto di un timbro di gomma appositamente costruito.
Fino al 31 agosto 1940, quando anch’egli è costretto a fuggire da Kaunas rispettando così i ripetuti ordini di evacuazione ricevuti dal governo giapponese e sovietico per sé e per i dipendenti del Consolato.

Con i suoi visti, in migliaia salvano la propria vita – alcuni arrivando persino effettivamente in Giappone, via Vladivostok, con la Ferrovia Transiberiana.

L’incredibile storia di Sugihara Chiune (detto ‘Sempo’)
Seconda parte: dopo la Seconda guerra mondiale

Sempo viaggia per vari Paesi europei e dopo la fine della guerra rientra in patria.

Il 7 giugno 1947 riceve dal sottosegretario politico Katsuo Okazaki una richiesta scritta di dimissioni.
La motivazione non è esplicitata. Si menziona soltanto un generico ridimensionamento del personale. L’accusa è però chiara: disubbidienza e tradimento del dovere professionale.
Esce quindi dalla diplomazia.
Per sostenere la famiglia, fa diversi lavori e per 16 anni si trasferisce in Unione Sovietica.

Sempre Wikipedia:

Nell’estate del 1968, Joshua Nishri, diplomatico dell’Ambasciata israeliana a Tokyo e uno dei beneficiari dei visti di Sugihara, riuscì finalmente a contattarlo.
Dal momento che Sugihara si faceva chiamare Sempo durante il suo periodo a Kaunas, inizialmente Nishri non era riuscito a trovarlo.

E’ il punto di svolta.
Le vicende cominciano ad essere ri-raccontate e si fanno pressanti le richieste al Governo di Tokyo per riabilitare il valore di Sempo e tributargli finalmente un elogio pubblico.

Il 18 gennaio 1985, in Israele, Chiune riceve – unico giapponese – l’onorificenza di Giusto tra le Nazioni.

In Giappone, un monumento in suo onore viene eretto all’interno dell’università di Waseda. La dedica recita: “Prese una giusta e naturale decisione, non come diplomatico, ma come persona“.
Nonostante i riconoscimenti e la pubblicità in Israele e in altri Paesi, Sempo rimane tuttavia sostanzialmente sconosciuto nella madrepatria.

Sempo muore il 31 luglio 1986, all’età di 86 anni.

In quegli anni tragici e complessi, Sugihara Chiune non è stato l’unico diplomatico a rilasciare ‘Visti della Vita’, ignorando gli ordini dei propri Paesi.
Decisero di fare così anche Ho Feng-Shan, console cinese in Austria, Aristides de Sousa Mendes, console del Portogallo a Bordeaux, e Jan Zwartendijk, direttore della filiale lituana della Philips e Console onorario a Kaunas.
Zwartendijk riuscì ad aprire agli ebrei un’ultima, insperata via di fuga dall’Europa nazista, rilasciando visti per Curaçao, nelle Indie olandesi.
Di Sempo e Zwartendijk parla il libro di Jan Brokken, tradotto in italiano e intitolato: “I giusti“.

Il giardino dei ciliegi giapponese a Vilnius

Sugihara Chine è una pietra angolare dell’amicizia tra Giappone e Lituania.
Per rinforzarla e festeggiarla, nel 2001 il Governo di Tokyo ha regalato alla Lituania 200 alberi di ciliegio giapponese (‘Sakura’).
Nella capitale lituana è oggi possibile visitare questo questo scorcio di Sol Levante.

Durante le due settimane di fioritura, tra aprile e maggio, centinaia di lituani, adulti e bambini, vanno in questo posto incantevole e pubblico.
Si fanno le foto, leggono seduti sulle panchine o distesi sul prato, fanno pick-nick.
All’entrata, una targa dedicata a Sempo.

p.s.
A Kaunas, l’ex Consolato giapponese, dove ha lavorato Sempo, è ora diventato un museo visitabile.

Nell’immagine, in alto:
Sugihara Chiune, Giusto tra le Nazioni, all’epoca in cui era Viceconsole a Kaunas

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