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Di spiagge, eroi nazionali e contese tra passato e presente

In questi mesi, il passato si è imposto più volte, e drammaticamente, sulla vita quotidiana della Lituania.

Non è stato facile.

Soprattutto due sono stati gli eventi che hanno incendiato il dibattito.

L’Open Beach di Vilnius

Al fine di arricchire l’offerta per il tempo libero durante la crisi del Covid-19, che ha obbligato molti lituani a rimanere in patria questa estate, all’inizio dell’estate il liberale Comune di Vilnius ha deciso di allestire una spiaggia cittadina nella piazza Lukiškių – centrale e molto ampia.
Ombrelloni, 300 metri cubi di sabbia, beach volley, cinema, musica, bar e altro ancora.
E’ stato un successo. Moltissime persone. Un regalo particolarmente apprezzato dai più giovani e cool.

L’iniziativa, tuttavia, ha sollevato anche un’ondata di indignazione, specie tra i gruppi più nazionalisti e tra i politici conservatori.
Il motivo? La scelta del sito.
Piazza Lukiškių è infatti un luogo molto importante per la storia recente della Lituania, visto che è testimone di due grandi ferite per il Paese:
a) Lì avvenne l’esecuzione pubblica dei patrioti lituani inutilmente insorti contro l’Impero Russo, nel 1863-1864.
b) La piazza affaccia sul palazzo che fu sede del KGB durante l’URSS (ora ospita il “Museo delle occupazioni e delle lotte per la libertà“, precedentemente chiamato “Museo del Genocidio lituano“). Al suo centro troneggiava una statua di Lenin, poi rimossa. Per questi motivi, poco distante, dopo l’indipendenza, è stato allestito un monumento dedicato al sacrificio dei partigiani lituani contro i crimini perpetrati dall’Armata Rossa e dai Soviet.

E’ opportuno proporre opportunità di svago in un contesto così drammaticamente connotato?
Le opinioni si sono polarizzate: da un lato, chi considera immorale e irrispettosa la scelta del Comune di Vilnius; dall’altro lato, chi, come il Sindaco della capitale, sottolinea come il divertimento sia un buon modo per celebrare la libertà ritrovata – “Noi abbiamo infine vinto contro Hitler e Mosca, e perciò festeggiamo“, ha dichiarato.

Della problematica non si è discusso soltanto sui social o sui giornali, visto che il Parlamento nazionale, la cui maggioranza politica è diversa rispetto a quella del Consiglio comunale di Vilnius, ha deciso di approvare con urgenza una specifica legge a tutela della ‘sacralità’ di questa piazza per la Nazione. Mettendo così fuori legge l’Open Beach.

Edonismo o sacrilegio? Il passato arricchisce o soffoca il presente? La memoria ha perso valore o si tratta, invece, di un’investimento sul futuro? Nostalgia o innovazione?
Dilemmi senza risposta… Le elezioni politiche di ottobre saranno un termometro anche su questi temi.

Nel frattempo, visto per altro l’arrivo dell’autunno, l’Open Beach è stata smantellata.

Jonas Noreika: eroe nazionale e/o collaboratore dell’Olocausto?

E’ possibile essere, contemporaneamente, un eroe nazionale lituano, per un verso, e uno dei massimi responsabili dell’uccisione di 14.500 ebrei in diverse città del Paese, per l’altro verso?
Questi tratti possono coesistere? Le due vicende si annullano a vicenda, oppure una prevale sull’altra?

La società è divisa.

Se ne discute da qualche tempo in Lituania, grazie ad un importante processo in tribunale.
– La parte lesa, Grant Gochin, è un ebreo californiano; 100 suoi parenti sono stati uccisi durante la Shoah.
– L’imputato è un ente di ricerca che ha dichiarato che uno degli assassini, il lituano Jonas Noreika, è un eroe nazionale.
– Al cuore della questione, un’accusa di negazionismo della Shoah, che è reato in Lituania.

La storia è tragicamente complessa ed elementare allo stesso tempo.
Silvia Foti, un’insegnante e giornalista americana, decide di conoscere meglio la storia del proprio nonno, Jonas Noreika.
Noreika, che non era fuggito dalla Lituania assieme al resto della famiglia, all’arrivo delle truppe Soviet di occupazione, fu ucciso dal KGB nel 1947, in quanto oppositore del Comunismo.
Quando la Lituania ha riottenuto la libertà, nel 1991, Noreika venne ufficialmente onorato come eroe nazionale e da allora considerato un martire della Lituania.

Racconta Gariwo, la foresta dei Giusti:

La madre […] le diede migliaia di documenti che aveva raccolto sul nonno. A quel tempo Foti non immaginava che il compito sarebbe stato così devastante per lei e avrebbe portato a una crisi personale, familiare e nazionale.
Sua nonna, la vedova di Noreika, la avvisò di lasciar perdere la storia, ma Foti sentiva il dovere di continuare gli sforzi della madre [scrivere la biografia del nonno]. “Pensavo che avrei scritto su un eroe, perché quello era tutto quello che sapevo“.
Foti iniziò a vedere le macchie oscure nel passato del nonno, ma di primo acchito le considerò infondate. “Quando ho sentito la voce che mio nonno era implicato nell’uccisione degli ebrei, le mie prime reazioni sono state la diffidenza e la negazione“, ha dichiarato. “Ero lacerata: in quanto sua nipote, volevo fuggire da quelle voci, ma come giornalista sapevo che dovevo indagare“.
Nel 2000, dopo la morte sia di sua madre che di sua nonna, Foti si recò in Lituania per seppellire le loro ceneri, come avevano chiesto.
Fu sorpresa dal fatto che il Presidente della Lituania apparve nella cerimonia nella cattedrale principale di Vilnius per onorare la vedova e la figlia del “General Tempesta”, come suo nonno è chiamato dai suoi ammiratori. […]
Poi Foti si recò verso nord nella città dove suo nonno era nato per partecipare a una cerimonia in suo onore in una scuola a lui intitolata – e lì il preside smontò il mito: “Molti hanno espresso dolore e cordoglio quando abbiamo scelto il suo nome“, le disse. “Era accusato di essere un assassino di ebrei“.
Tornando negli Stati Uniti, Foti decise di proseguire le sue ricerche […]
Trovò un libretto pubblicato dal nonno nel 1933, “Alza la testa, lituano“, dove il nonno invocava un boicottaggio delle ditte di proprietà di ebrei.

E’ la svolta.
Poco dopo, Foti trova anche l’ordine redatto dal nonno, nell’agosto 1941, per inviare tutti gli ebrei di Siauliai in un ghetto a Zagare, una città vicino al confine lettone.
Gradualmente, Foti riconosce che sua madre le aveva nascosto tutta la storia: secondo i lituani, suo nonno era un eroe perché aveva lottato contro il regime comunista che governava la Lituania fino all’invasione tedesca nel 1941 ed era tornato nel 1944; secondo gli ebrei, invece, suo nonno era un criminale di guerra – durante l’occupazione nazista i tedeschi lo avevano nominato comandante dell’area di Siauliai nella Lituania centrosettentrionale e lui li aveva aiutati a portare avanti la loro ‘Soluzione Finale’.

Foti ha attraversato tutti i possibili stati emotivi, dalla negazione, alla rabbia, alla depressione, alla profonda vergogna. Soprattutto un grande dolore.

Decide di lanciare, nel 2018, una campagna on-line per documentare i crimini del nonno ed esortare la Lituania ad abbattere i monumenti a lui dedicati, a smettere di onorarlo.
Numerose le testimonianze raccolte.
La reazione in Lituania e nella comunità lituana negli Stati Uniti? Negativa. “Pensano che io stia tradendo la Lituania e il nome della mia famiglia” ha dichiarato; una vergogna familiare e nazionale.

Nel 2018, Foti scopre di non essere l’unica a ricercare il passato di Noreika.
Entra in scena Gochin, un americano che ha perso i parenti nella Shoah in Lituania.
Uniscono le forze.
Decidono di avviare un processo, in Lituania.

Gochin non è ottimista. “Non credo che la corte si esprimerà in mio favore, perché sarebbe un’ammissione che il governo è implicato nella negazione e nella distorsione della storia della Shoah”, afferma. “Noreika è solo uno dei moltissimi criminali nazisti che sono stati onorati, e se si stabilisse che questo è proprio volontà del governo, la narrazione nazionale sarebbe messa in questione” […]
“Un assassino di ebrei può essere considerato un eroe anche se ha lottato coraggiosamente contro i comunisti?”

Il processo è tuttora in corso.
Dolorosamente. Polemicamente. Tra scintille, colpi di scena, dichiarazioni politiche, vecchie e nuove targhe celebrative.

Di recente, nel frattempo, un cittadino europeo, ex docente all’Università di Kaunas, è stato ufficialmente dichiarato persona non grata in Lituania.
Perché si è pubblicamente espresso più volte e decisamente contro una serie di eroi nazionali lituani corresponsabili, secondo lui, di crimini contro gli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale.

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