Società · Storie

3 Resistenze (e mezzo)

La Resistenza e i Partigiani fanno parte della storia contemporanea di molti Paesi europei.
Sono le fondamenta dell’assetto democratico di vari Stati contemporanei.
Anche la Lituania ne ha esperienza, con però alcune importanti differenze rispetto all’Italia:

  • Il numero ~ L’Italia ha una sola Liberazione | La Lituania, invece, 3 (e mezzo)
  • La durata ~ In Italia la Liberazione propriamente detta è durata poco meno di 2 anni: dall’armistizio dell’8 settembre 1943 ai primi giorni del maggio 1945; certamente i preparativi erano iniziati prima; la cosa importante è che si tratta in ogni caso di un periodo storico che si è infine concluso | In Lituania la situazione è invece più complessa, perché fasi diverse si sono susseguite, con uno sviluppo temporale molto più lungo; di più, secondo vari osservatori, la Resistenza lituana dura tuttora – seppur con modalità molto specifiche
  • La collocazione politica sia delle forze nemiche / di occupazione, sia dei Partigiani ~ In Italia i fascisti e i nazisti avversati da una pluralità di forze democratiche di varia estrazione (comunista, socialista, repubblicana, liberale, cattolica… ), secondo uno schema comunque chiaro e coerente | In Lituania, invece, prima i nazisti, quindi i sovietici, infine la Russia – cioè con vari capovolgimenti di fronte – contrastati ogni volta da gruppi in parte diversi tra di loro
  • L’esito ~ In Italia gli Alleati e la Resistenza hanno vinto alla fine, e da subito sono stati ricordati solennemente | In Lituania le 2 Resistenze (e mezzo) del passato, senza alcun sostegno esterno, hanno invece perso e sono state ridotte al silenzio; oltre a ciò, la Resistenza attuale si sta ancora ‘combattendo’

a)
Le Resistenze nel PASSATO in Lituania (1940-1953)

L’impatto della Seconda guerra mondiale sulla Lituania può essere sintetizzato in 3 quadri successivi, ognuno con la propria Resistenza (o quasi).

1) La prima invasione sovietica (1940-1941) / Tracce di Resistenza
L’URSS occupa la Lituania. Repressione delle classi dirigenti, dei ceti non proletari, dei nazionalisti, dei religiosi. Esecuzioni, purghe staliniane e imprigionamenti; confische e nazionalizzazioni imposte; smantellamento delle istituzioni democratiche e bando delle libertà politiche e civili. Esilio in Siberia di migliaia di lituani.
>> Gruppi di lituani cominciano ad organizzarsi segretamente per liberare il Paese e riguadagnare la l’indipendenza precedenza. Non si tratta però di una vera e propria Resistenza, in quanto essi riescono a realizzare soltanto qualche azione di sabotaggio. La situazione cambia radicalmente poco dopo.

2) L’invasione nazista (1941-1944) / La prima Resistenza
I nazisti sostituiscono i sovietici nell’occupazione della Lituania. Inizialmente vari lituani li accolgono come liberatori; ne agevolano persino l’arrivo combattendo contro i rossi in ritirata (2.000 morti civili in quei concitati giorni, secondo alcune fonti). Il sogno di una Lituania indipendente, alimentato indirettamente da Hitler, si infrange però presto di fronte ad una nuova ondata di repressioni, massacri, dittatura – in teoria di segno politico opposto a quella sovietica, e quindi con target diversi; in pratica, però, con molti aspetti in comune. Coscrizione obbligatoria nell’esercito tedesco, impegnato nella “Operazione Barbarossa” contro l’URSS. Ancora deportazioni e lavoro forzato. Campi di concentramento. Con la collaborazione o il tacito supporto di parte della popolazione locale, genocidio contro gli ebrei.
>> Si crea un movimento di liberazione: la prima Resistenza (“Armata di Liberazione Lituana“). Simile a quella italiana, visto che il nemico è lo stesso, ma più incentrata sulla tutela della lingua e della cultura nazionali. Una parte di questi Partigiani viene appoggiata da Mosca con l’obiettivo di rovesciare il governo nazista di Vilnius. Frammentazione politica della prima Resistenza lituana: alcuni gruppi combattono contro sia i nazisti che i sovietici, altri soltanto contro i nazisti; difficile il loro coordinamento. Migliaia i Partigiani operativi, molti i morti. Imboscate, piccoli e grandi scontri armati, ma senza importanti risultati: la Lituania rimane terra di conquista da parte di forze straniere.

3) La seconda invasione sovietica (1944-1953) / La seconda Resistenza
I nazisti vengono sconfitti e tornano al potere i Soviet. Definitivo inglobamento della Lituania nell’orbita dell’URSS, con forme ancora più violente di quelle di 3 anni prima. Sanguinoso regolamento dei conti contro quei lituani che non avevano attivamente combattuto contro il potere nazista precedente. Massacri. Secondo alcuni osservatori (con varie perplessità da parte di altri), ruolo attivo in queste vendette da parte di alcuni ebrei, scampati all’Olocausto ed entrati nel frattempo nelle fila di Mosca (anche da questi eventi nasce un certo pregiudizio antisemita in vari strati della popolazione lituana anziana attuale).
>> La prima Resistenza si spacca nettamente: i Partigiani con ideologia comunista entrano organicamente nei ranghi della nuova Repubblica Socialista Sovietica di Lituania, che governa il Paese anche la repressione dell’opposizione interna (da liberatori a persecutori, quindi); i Partigiani con altre anime politiche continuano invece la guerra di liberazione. Nasce così la seconda Resistenza – quella meglio organizzata, più consolidata, che ha durato più a lungo, più nota e celebrata al giorno d’oggi. I nuovi Partigiani si fanno chiamare i “Fratelli della Foresta” e sono impegnati in azioni di guerriglia e nella promozione di forme di resistenza passiva da parte della popolazione (soprattutto i contadini) contro la sovietizzazione forzata. Si nascondono nei boschi, costituiscono società parallele, vivono e sognano intensamente. All’inizio godono di un buon sostegno popolare, ma col tempo vengono decimati, assieme ai loro fiancheggiatori e simpatizzanti. Migliaia di morti, di deportati, senza alcun sostegno internazionale da parte delle potenze occidentali – è la Guerra Fredda. Suicidi. Si dice che l’ultimo gruppo Partigiano si sia arreso nel 1953; singoli Partigiani rimangono nascosti per altri anni, nel fitto dei boschi. La loro storia è tuttavia finita. La seconda Resistenza è riuscita a sopravvivere per ben 9 anni contro un sistema egemone totalitario (a quanto pare, solo in Polonia sono riusciti a fare altrettanto), che ha imposto la versione ufficiale secondo cui questi Partigiani erano dei terroristi e dei briganti. Per poco meno di 40 anni la seconda Resistenza viene messa violentemente a tacere. Parlarne è vietato. E’ un reato.
Soltanto con l’indipendenza del 1990, la memoria di quegli anni ha potuto essere ri-evocata e ri-raccontata, grazie soprattutto ai sopravvissuti e alle loro famiglie. E’ soltanto in questi anni che quella storia ha potuto essere raccontata e studiata. A tal fine, decine musei dedicati alla Resistenza sono stati fondati in Lituania. Ospitano materiale di diverso tipo, tra cui moltissimi archivi e oggetti personali. Visitare uno di questi musei, in una piccola cittadina del sud del Paese, con a guida un anziano Partigiano, è stata per me una grande emozione.

b)
La Resistenza nel PRESENTE in Lituania (circa 2000-?)

Secondo vari analisti, in Lituania la Resistenza non è finita.
Continua infatti tuttora, nell’ambito della nuova Guerra Fredda.
E’ la contrapposizione tra “Troll” ed “Elfi” – ovvero rispettivamente tra gli agenti della propaganda vicina al Cremlino, che fa leva su paura e nostalgia, da un lato, e i gruppi di cittadini auto-organizzati che combattono contro la disinformazione e vogliono difendere una Lituania all’interno dell’orbita europea e occidentale.

E’ un esercito virtuale, volontario, diffuso, tecnologico, criptato, dal basso, indipendente anche se di fatto ben visto dal Governo lituano.
Combatte una minaccia invisibile ma reale – specie dopo lo scoppio della guerra in Ucraina (Crimea).
Il contesto è quello di una guerra post-moderna.
Il linguaggio, d’altra parte, richiama quello ‘tradizionale’, come racconta un Elfo intervistato di recente dal Corriere della Sera:

Registro i Troll uccisi e le date in cui torneranno attivi.
È una lotta infinita.
Ogni giorno passo ore on-line, dopo il lavoro.

La linea del fronte sono i mass-media, internet, i social media.
Le armi sono le notizie.
La vittoria il consenso.
E’ la “guerra ibrida“, così definita da Wikipedia:

La guerra ibrida è una strategia militare che impiega una guerra politica e mescola una guerra convenzionale, una guerra irregolare e una guerra cibernetica con altri metodi di influenza, come fake news, diplomazia, guerre legali e interventi elettorali stranieri.

Le rappresentazioni, le narrazioni, i simboli evocati dagli Elfi trovano le proprie radici nella seconda Resistenza lituana – con i suoi rituali di segretezza, che sono fondamentali per la sua stessa sopravvivenza.

La discussione è aperta e molto calda in Lituania.
All’ordine del giorno vi sono questioni primaria importanza: la ‘scelta occidentale‘ e l’indipendenza, da un lato, e il benessere reale, individuale e sociale, che questa strategia ha comportato.

Sono coinvolti anche molte risorse finanziarie, nonché l’esistenza di una serie di élite e di poteri.
C’entrano pure le libertà di opinione e di circolazione delle idee, ovviamente.
Al riguardo, un Troll ha dichiarato al Corriere della Sera:

Quando i rappresentanti della propaganda ufficiale usano questi epiteti rivelano la loro incapacità di affrontare un vero dibattito.

I blogger e i debunker lituani, che fronteggiano gli hacker e i magnati della stampa russi, sono gli odierni Partigiani?
La risposta è complessa, anche perché entrambe le parti si definiscono ‘I veri patrioti’.

Post scriptum, nel quale l’autore esprime un suo convincimento personale

Eterogenee sono state le identità, le geometrie e le traiettorie delle Resistenze in Europa.
Importanti le specificità dei Paesi della NATO rispetto a quelle dei Paesi del Patto di Varsavia.
In certi periodi storici, drammaticamente, lo stesso attivista politico sarebbe stato un Partigiano ad Ovest e un delatore ad Est.
La via italiana non è infatti l’unica e non può essere presa come riferimento assoluto per formulare i nostri giudizi.

Il racconto della ricca, cruenta e controversa esperienza lituana è un’occasione preziosa per relativizzare il nostro punto di vista; per sprovincializzare la nostra visione della storia; per ampliare i nostri orizzonti sulle ragioni del presente.
Per comprendere perché, al Parlamento europeo, nel settembre 2019 la maggioranza ha approvato una risoluzione (“Sull’importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa“) che cita esplicitamente sia il nazi-fascismo sia il comunismo tra i totalitarismi da condannare.

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