Storie · Turismo

Il Monumento alle Tre Croci, a Vilnius (dire fare visitare in Lituania #17)

Tre grandi croci di cemento, bianco, che sovrastano silenziosamente la città.
E’ il Monumento alle Tre Croci (Trys Kryžiai) di Vilnius.

Collocate in cima alla collina più elevata del centro storico, oltre il piccolo fiume Vilnelė, le Tre Croci sono molto panoramiche:

  • Sono visibili da ovunque, anche grazie ad un impianto di illuminazione particolarmente potente. Me le ricordo bene, in ogni stagione, con il sole e con la neve. Lontane e vicine allo stesso tempo, catturano l’attenzione. Non passano inosservate. E sono fotografatissime, spesso assieme al campanile della Cattedrale e alla Torre di Gediminas – che, se osservati in una certa prospettiva, si allineano perfettamente tra di loro: l’uno dietro l’altro, l’uno un po’ più in alto dell’altro.
  • Di più, dalla loro piattaforma si gode una delle più belle viste sulla Vilnius barocca, moderna e contemporanea, e sui suoi 6 altri colli. Specie quando gli alberi che le circondano sono adeguatamente potati.

Le Tre Croci sono uno dei simboli di Vilnius.
Arrivarci richiede o un’automobile (strada asfaltata, in mezzo al bosco), oppure buone gambe (800 gradini, all’aria aperta).
La scalinata è di legno. E’ essa stessa un’esperienza piuttosto interessante, soprattutto d’inverno e con il ghiaccio, visto che non vi è alcun corrimano. L’avventura diventa ancora più elettrizzante quando – così mi raccontano – qualche tratto frana giù con le piogge.

Come spesso succede in Lituania, la storia di questo monumento si intreccia con la leggenda, da un lato, e con l’indipendenza del Paese, dall’altro.

Le origini

Ho sentito due storie in merito alla scelta di questa collina:

  • La prima, meno romantica, racconta che qui, nel Medioevo, venne eretto un non-meglio-precisato manufatto per commemorare il riconoscimento alla città di Vilnius del Diritto di Magdeburgo – cioè la raccolta di norme che, a quei tempi, regolava l’autonomia interna nelle città e nei villaggi. Adottato da numerosi sovrani dell’Europa centrale e orientale, questo sistema giuridico “rappresentò una pietra miliare nell’urbanizzazione della regione e agevolò lo sviluppo di migliaia di villaggi e città” (Wikipedia).
  • La seconda, più cruenta, riguarda il paganesimo dei lituani e la loro iniziale ostilità nei confronti degli evangelizzatori provenienti dall’Europa cristiana. Racconta che su quella collina, nel 17esimo secolo, tre monaci (francescani?) posero delle croci per ricordare un gruppo di confratelli trucidati 300 anni prima. Secondo alcune cronache, nel 14esimo secolo un gruppo di missionari stranieri giunse in città e costruì in questa zona un monastero. Predicavano contro gli dei locali. La popolazione locale, contrariata, bruciò l’edificio e li fece prigionieri. 7 frati vennero immediatamente decapitati su questa collina, e altri 7 legati vivi (crocifissi, secondo alcuni) a delle croci di legno, quindi calati sul fiume Neris, con l’intento di farli tornare, galleggiando, da dove erano venuti. Non è chiaro se ciò corrisponda alla verità storica; se si tratti soltanto di una leggenda. Rimane il fatto che, a partire dal 16esimo secolo, il culto e la venerazione di tali martiri si sono diffuse in tutta la città.

Storia recente

Su quella collina vi sono state Tre croci fin dal 17esimo secolo. Sostituite di tanto in tanto, realizzate con materiali sempre più resistenti. La loro vicenda è però molto contrastata e la loro presenza è stata interrotta più volte.
Nel 1869 le croci di legno crollarono ma le autorità zariste, sotto il cui controllo era la Lituania, non permisero di ricostruirle.
Per averle nuovamente tra di noi, fu necessario attendere fino al 1916 e l’occupazione tedesca durante la Prima Guerra Mondiale: in quell’anno venne infatti eretto un momento di cemento, disegnato dall’architetto e scultore polacco Antoni Wiwulski (Antanas Vivulskis in lituano).
Il 30 maggio 1950, però, su ordine delle autorità sovietiche, le Tre croci vennero fatte saltare in aria – troppo religiose e troppo nazionaliste per la dottrina di Stalin. Le macerie vennero appositamente lasciate in cima alla collina, senza alcuna cura, quale modello da non seguire. Ho visto un paio di fotografie di soldati dell’Armata rossa mentre facevano loro la guardia. Questi resti sono visibili anche oggi, sebbene con un obiettivo opposto: di memoria della persecuzione subita.
Questo abbandono è durato per 49 anni, fino al 1989, quando un nuovo monumento, che è l’attuale, è stato ideato dal lituano Šilgalis – sulle fondamenta e ispirato a quello del 1916, ma di 1,8 metri più grande. L’inaugurazione è avvenuta il 14 giugno 1989. Si noti che nel 1989 la Lituania faceva ancora parte dell’URSS, ma era già in corso un movimento di rinascita nazionale: era l’inizio del collasso della galassia sovietica.

Il Monumento alle Tre Croci è sempre visitabile.
Non vi è biglietto di ingresso.
L’ultima volta l’ho visitato al crepuscolo, a maggio, con i raggi del sole dorati: la vista della città, da lassù, mi è rimasta nel cuore.

N.B.
Il Monumento alle Tre Croci di Vilnius non va confuso con la più nota Collina delle Croci (Kryžių Kalna), che è invece situata vicino alla cittadina di Šiauliai, a circa 200 km dalla Capitale.
Sempre di croci si tratta, ma a Šiauliai esse sono soprattutto di legno, hanno diverse dimensioni e, soprattutto, sono molte, moltissime, enormemente di più – c’è chi parla di 200.000 croci, chi di 400.000, chi persino di un milione.
In realtà nessuno conosce il numero esatto. Anche perché esso aumenta ogni giorno: ogni pellegrino, infatti, lascia la sua: chi portandola da casa, chi fabbricandola da sé, chi – più comodamente – acquistandola presso un apposito mercatino specializzato, sorto poco distante.

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