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Gay in Lituania

“Cari amici da tutto il mondo! Sono molto contento di appoggiare la locale comunità LGBT e di invitarvi a Vilnius – una città bella, piena di sole, aperta e amica con tutti. Venite a Vilnius quest’estate, sostenete la nostra comunità LGBT locale!”

Questo è il messaggio di Remigijus Šimašius, recentemente rieletto sindaco di Vilnius, affidato ad un breve video su YouTube, in inglese.
E’ stato registrato pochi giorni prima del Baltic Pride, che quest’anno si è tenuto nella capitale lituana.
Si tratta di un intervento di un importante intervento, perché segna un netto cambio di rotta nel modo in cui la politica, a quelle latitudini, tratta di minoranze sessuali.

Il Baltic Pride

Il Baltic Pride viene organizzato a turno nelle tre capitali Baltiche: nel 2018 è stata infatti la volta di Riga, nel 2020 di Tallinn.
Finora, quindi, non si tenuto ogni anno nella stessa città.

Sono stato felice di partecipare al Baltic Pride di Vilnius.
La parata (“Marcia per l’Uguaglianza”) si è tenuta sabato 8 giugno, lungo le vie centrali della capitale, sotto un cielo di un magnifico blu.
Circa 10.000 persone vi hanno partecipato.

Rispetto ai Pride italiani, quello di Vilnius mi è sembrato relativamente piccolo e, soprattutto, più frequentato da giovani, lesbiche, ospiti internazionali – tra cui numerosi lettoni, estoni, russi, georgiani, scandinavi e israeliani, spesso con le proprie bandiere.
Quasi tutti i discorsi finali, dal palco, sono stati in inglese, senza traduzione in lituano.
Varie le ambasciate internazionali presenti, assieme ad un certo numero di parlamentari nazionali ed europei.
Qualche ditta multinazionale ha fatto da sponsor.
Assenti, invece, i simboli ufficiali delle istituzioni lituane: nonostante l’invito e l’impegno del Sindaco, il Consiglio comunale ha infatti negato a concessione del patrocinio.

Eppure, l’aria che si respirava era di un grande entusiasmo.
Perché non si era mai vista un folla così grande, perché il clima era festoso e non vi è stato alcun problema di sicurezza.
Una situazione, quindi, ben diversa rispetto ai tre Pride precedenti organizzati a Vilnius; una storia con vari aspetti in comune con gli altri Paesi dell’Est Europa.

>> La prima volta è stata nel 2010, quando la manifestazione si è tenuta in un posto periferico, lungo le rive del fiume Neris, sigillato e presidiato dalle forze dell’ordine.
400 i partecipanti, che hanno dovuto essere protetti da 800 poliziotti contro 2.000 manifestanti che hanno tirato contro di loro bottiglie d’acqua, sassi e razzi.
Le autorità avevano tentato di cancellare l’evento per motivi di sicurezza pubblica, ma la magistratura (con il beneplacito dell’allora Presidente della Repubblica Dalia Grybauskaitė) ha stabilito che lo Stato deve assicurare il diritto alla riunione pacifica.

>> Nel 2013 gli organizzatori hanno chiesto di poter marciare in città ma il Sindaco ha tentato in tutti i modi di bloccare questa idea.
Sono state necessarie due sentenze di trubunali per sancire che il Pride aveva gli stessi diritti, in fatto di utilizzo del suolo, di tutte le manifestazioni pubbliche.
800 persone in parata, pesantemente scortate dalla polizia, con alcuni lanci di uova da parte di un migliaio di manifestanti.
I contestatori più facinorosi sono stati arrestati – compreso un membro del Parlamento nazionale lituano.

>> Nel 2016 circa 3.000 persone hanno partecipato all’evento, che, come nel 2013, ha attraversato le vie centrali della città, con l’approvazione del Sindaco (lo stesso Remigijus Šimašius di adesso).
Soltanto qualche schermaglia, di tono minore.

E’ chiaro, in conclusione, che ci vuole più coraggio e impegno a partecipare ad un Pride a Vilnius rispetto che a Bologna.
Le cose sono molto migliorate nel tempo, ma le ferite degli ultimi anni sono ancora aperte – le scene di violenza urbana e di bieca ostilità da parte di alcuni.
Posso capire la scelta di alcuni miei amici lituani gay che hanno scelto di non venire in piazza quel giorno; spero ci siano la prossima volta, tra 3 anni.
Posso anche capire le ragioni della domanda che mi hanno fatto, e che all’inizio mi sembrava sovradimensionata: “Come pensi di difenderti contro gli attacchi di chi ci odia e che ci può riconoscere in strada?“.

E aldilà del Pride?

Conosco molti gay a Vilnius.
Tutti mi hanno detto detto che, mentre a Vilnius e forse a Kaunas le persone che appartengono ad una minoranza sessuale possono vivere in relativa libertà, nel resto del Paese la situazione è invece molto difficile.
Molti emigrano (nel Regno Unito, in Germania, in Polonia, in Norvegia, Svezia… ) – chi per una vita, chi per un lungo week-end.

In effetti tutti i sondaggi di opinione internazionali (Eurobarometro, OCSE) confermano che quello lituano è tra i popoli più omofobi d’Europa.
Il contesto sociale è molto avverso, sebbene vi siano alcuni miglioramenti nel breve termine.

Anche in Lituania, come ovunque, le applicazioni per smartphone la fanno da padrone per quanto riguarda la ricerca di partner sessuali e/o affettivi.
A Vilnius, in ogni caso, vi sono anche alcuni luoghi e servizi fisici gay e gay-friendly (disco, pub, sauna, punti sanitari, centro comunitario, realtà culturali e sportive… ).
Non serve alcuna tessera per entrarvi, contrariamente che in Italia.
In generale, sono piuttosto piccoli e non particolarmente frequentati dalle persone della mia età.

Più in generale, dal punto di vista generazionale la comunità gay lituana sembra diversa da quella italiana.
La sua componente più visibile è composta quasi esclusivamente da giovani.
In buona misura, i gay 40enni e 50enni esistono, ma frequentano soprattutto circuiti paralleli, non immediatamente avvicinabili.
Molti di loro, inoltre, sono sposati; vari hanno figli.
Ciò non significa, però, che conducono sempre una vita completamente nascosta e volta soltanto al sacrificio della dignità. Al contrario, vi sono gay adulti che vivono la propria esperienza con serenità, rispetto, stima – seppur con modalità in parte diverse da quelle delle aree metropolitane dell’Europa Occidentale.

L’impressione è duplice: per un verso, è vero che in Lituania la storia gay è più recente e la situazione attuale è più arretrata che in Italia; per l’altro verso, i cambiamenti in corso sono più rapidi.

Gay tra storie e geografie

Tale scenario è fortemente condizionato dalla storia contemporanea e dalla geografia politica nelle quali la Lituania si situa.
L’Unione Sovietica, la Russia e l’Unione Europea hanno un grande impatto su questi temi.

Nel 2019, in Lituania:

  • L’omosessualità è legale. Le relazioni sessuali consensuali tra adulti dello stesso sesso sono state infatti decriminalizzate nel 1993, 2 anni dopo l’indipendenza. Nell’Unione Sovietica, invece, l’omosessualità era un reato e vista come una degenerazione borghese, e quindi sovversiva
  • Nella legislazione vi sono alcune tutele contro le discriminazioni ai danni delle persone omosessuali, con riferimento al mercato – del lavoro e dei beni e servizi – e all’istruzione. Ciò ha fatto parte del ‘pacchetto di misure’ richieste alla Lituania per entrare nell’Unione Europea. Questi dispositivi di protezione non fanno però parte della Costituzione
  • I diritti e doveri delle coppie omosessuali non sono per nulla riconosciuti. Di più, nella Costituzione è esplicitamente vietato il matrimonio non eterosessuale. A questo riguardo, vi è però stata, di recente, un’apertura in sede di Corte Costituzionale, che ha fissato che alle coppie omosessuali con un partner lituano e un partner extra-UE devono essere garantiti i diritti di residenza, anche se le unioni civili non sono riconosciute nel Paese – “E’ discriminatorio e contro la dignità umana negare il diritto alla riunificazione familiare, anche nel caso delle coppie omosessuali
  • L’omofobia è riconosciuta come aggravante nel codice penale, nell’ambito della violenza contro le persone e/o i gruppi sociali
  • Vi sono alcuni articoli di legge contro la propaganda ‘omosessualista’, ovvero a protezione dei “valori costituzionali della famiglia tradizionale” e dei “bambini dalla degradazione morale“. Sono stati approvati dal Parlamento, sulla scia dell’esperienza russa, e sono applicati in modo controverso. Di certo, non sono mai stati aboliti. E’ formalmente vietato parlare del matrimonio egualitario e delle famiglie omogenitoriali

In definitiva, il quadro è composito – con elementi sia negativi che positivi.
Allo stesso tempo, è indubbio che, oggi, i diritti civili dei gay non sono gli stessi delle persone eterosessuali.

A Vilnius sta crescendo una sorta di comunità di esuli gay dalla Russia, fuggiti dal loro Paese a causa delle condizioni omofobiche.
Il Governo è favorevole ad accoglierli, anche per motivi politici: andare contro l’aggressività di Putin e le mire espansionistiche russe, e riaffermare l’identità europea della Lituania – nell’alveo dell’Occidente, e della NATO.
Per lo stesso motivo, nel 2017 ampio spazio è stato dedicato allo status di rifugiato accordato a due gay ceceni arrivati in Lituania a causa delle persecuzioni e del genocidio subiti nella loro repubblica. La Lituania è stato il primo Paese a muoversi in tale direzione.

Per molti lituani, il modello russo è negativo.
Questo è stato, ma fino soltanto ad un certo punto, un fattore di protezione per la comunità LGBT lituana: in questi anni, i suoi rappresentanti hanno infatti spesso bollato come ‘moscovite’ le proposte di legge contro le minoranze sessuali del Paese, nel tentativo di raccogliere consenso attorno a sé.

Nello stesso modo, è stato stigmatizzato il modello polacco, che di certo non è campione di diritti LGBT.
Facendo appello all’orgoglio nazionale contro l’egemonismo di Varsavia, sono state così stigmatizzate altre iniziative di impronta cattolico-conservatrice.

Sfide e speranze

Molti passi in avanti la Lituania deve ancora fare per garantire piena parità ai suoi cittadini.

Le cose da migliorare sono tantissime, e molto complesse.
Come ho visto succedere anche in altre aree in questo Paese, c’è comunque una certa speranza che ‘ce la si farà’, che domani sarà migliore di ieri.
Rimane l’interrogativo se ciò avverrà prima del pieno spopolamento della Lituania da parte delle sue classi più giovani e creative, che emigrano in gran numero.

Fa ben sperare la recente elezione al Consiglio comunale di Vilnius di Tomas Vytautas Raskevičius – il primo politico visibilmente gay della Lituania, eletto a seguito di una campagna esplicitamente e ‘audacemente’ omosessuale.

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