Case · Cose · Società

Case e garage

In Lituania netta è la differenza tra gli appartamenti privati, da un lato, e gli spazi comuni dei condomini, dall’altro.
Succede, del resto, in molti altri Paesi dell’Est Europa.

Gli appartamenti sono per lo più belli, curati, tecnologici, ammodernati, rifiniti.

Gli spazi comuni dei condomini, all’opposto, sono spesso malconci, grigi, freddi, scricchiolanti.
Sembra che nessuno se ne curi.
Rievocano gli anni della crisi dell’Unione Sovietica – o, per lo meno, come noi occidentali ci immaginiamo quel periodo.

Non è una mera questione di ricchezza e povertà.
Certamente, nei quartieri meno di tendenza la qualità delle abitazioni è più bassa in generale.
Anche nelle zone più esclusive, però, non è raro trovare bilocali-gioiello, verniciati di recente, incastonati in contesti in condizioni miserevoli.
Fatica ad affermarsi, per vari motivi (socio-culturali? storici? economici? legislativi? urbanistici?), l’idea per cui ‘ciò che ti sta attorno’ contribuisce, in positivo e in negativo, al valore della tua proprietà; che le ristrutturazioni ottimizzano il tuo specifico soltanto se includono ciò che è trasversale, condiviso con altri.
Ovviamente, questo discorso non vale per i nuovi quartieri e per i recenti palazzi disegnati in vetro e cemento.

Me lo ricordo bene: entrare in certi androni, aprire certi portoni, attraversare certi cortili, salire certe scale (specie quelle con i gradini non sempre alti uguali), specie al crepuscolo, o d’inverno, mi incuteva un tale un sentimento esistenziale di transitorietà, di caducità del genere umano, che soltanto una buona birra ed una risata tra amici, alla luce e al calore delle quattro mura domestiche, riuscivano ad acquietare.

I garage sono l’apoteosi di questo stile.
Moltissimi vecchi condomini ce li hanno, alle volte collocati ad una certa distanza dall’edificio principale: può così succedere, in periferia o in campagna, che ne incroci una fila e non capisci a chi appartengano.
Non è chiaro se siano ancora tutti utilizzati o meno.
A quanto pare, alcuni sono abbandonati – con i portoni sventrati, l’erba e persino degli alberi che crescono al loro interno, i muri senza più intonaco.
Di frequente fanno loro compagnia ruderi di vecchie automobili, graffiti e scritte di vario tipo, cataste di legna, taniche in plastica.
Appartengono strutturalmente al paesaggio abitato: orrendi, eppure – a modo loro – affascinanti.

Mi mancano i cortili interni dei vecchi blocchi di case di Vilnius, che i pedoni utilizzano spesso come scorciatoie per muoversi agilmente in città.
Offrono uno spaccato inedito e autentico sull’abitare, il vivere, il parcheggiare e l’immagazzinare dei lituani.

Un modo a parte, infine, è rappresentato dalle facciate dei vecchi condomini del centro.
Perché, una volta ancora, confermano la binarietà della vita a quelle latitudini: se sul davanti sono minimamente sistemate, sul retro sono, all’opposto, lasciate a se stesse.
Le mie preferite erano quelle con cornicioni e balconi – quasi tutti protetti da fitti reticolati colorati.
Mi veniva una certa ansia a passare loro accanto (e se mi casca qualcosa in testa?), ma il contrasto tra il blu elettrico di queste reti e il verde degli arbusti che crescevano indisturbati tra le loro crepe mi è rimasto nel cuore.

(Nella foto in alto: la vista sui garage dalla mia finestra, a Vilnius)

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