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Napoleone a Vilnius

Napoleone Bonaparte (Napoleonas Bonapartas in lituano) è stato due volte a Vilnius.
A distanza di pochi mesi l’una dall’altra, ma in momenti molto diversi della sua vita e della sua Francia:

  • l’epoca della speranza, dell’ambizione e del trionfo, prima
  • il tempo della tragedia, della disillusione e della fine, dopo

La sua presenza è stata rappresentata in varie opere d’arte del passato; anche oggi viene spesso evocata – collegata a luoghi, oggetti, leggende romantiche e storie vere.
La recente scoperta di alcune fosse comuni ne ha rilanciato la memoria.

Vilnius e la Campagna di Russia

Siamo nel 1812 e attraverso Vilnius passa la strada che da Varsavia porta a Mosca.
Da qui, a giugno, la Grande Armée inizia l’invasione francese dell’Impero dello Czar.
E’ la Campagna di Russia – uno dei grandi sogni napoleonici, iniziato bene ma poco dopo terminato con una terribile sconfitta e con la distruzione di gran parte dell’esercito.
La Campagna segna una svolta per quanto riguarda la carriera di Napoleone Bonaparte e in merito alle sorti del Continente europeo.

La Campagna, in effetti, fu un’immane tragedia: alla fine, l’esercito napoleonico – costituito da oltre 600.000 soldati – era ridotto a poco più di 100.000 uomini.
Le perdite ammontarono a 400.000 tra morti e dispersi; 100.000 furono i prigionieri caduti nelle mani del nemico.
Un esito incredibile per il più maestoso esercito d’Europa.

Dopo la fine della Confederazione con la Polonia, la Lituania era stata annessa all’Impero Russo.

Napoleone arrivò a Vilnius a fine giugno 1812, attraverso la Porta dell’Aurora (l’unica di 9 non distrutta dagli zaristi negli anni precedenti), senza alcun spargimento di sangue: le truppe di Mosca, infatti, preferirono abbandonare la città e ritirarsi ad Est, lasciando quindi il campo completamente libero al Capitano Victor Dupuy del 7° reggimento Hussaro a cavallo.
Vi rimase 18 giorni, durante i quali visitò la città ed insediò un Governo transitorio. La città gli piacque e cercò di farsi ben volere, anche distribuendo birra agli operai impegnati a riparare il ponte sul Neris danneggiato dai russi in ritirata; bevve anche un paio di boccali con loro.
Fu tuttavia subito chiaro ai lituani che il Bonaparte non voleva accelerare sulla piena libertà del Paese, anche per non allarmare i suoi allegati Prussia e Austria. Da subito, inoltre, si capì che l’obiettivo principale del Governo provvisorio non era ottenere una piena indipendenza, bensì – per lo meno nell’immediato – garantire truppe (20.000 lituani vennero arruolati) e vettovagliamenti per l’Armata. Forse per questo motivo, egli annotò che “Gli abitanti di Vilnius ci hanno accolto con meno entusiasmo dei polacchi a Varsavia“. Cionostante, molti lituani e vari ufficiali disertarono l’esercito dello Czar ed entrarono in quello francese, ed il vento della Libertà, Uguaglianza e Fraternità infiammò gli animi anche dei patrioti locali.
A luglio, Napoleone e le sue truppe partirono alla volta di Mosca.

A settembre Napoleone è già sulle rovine fumanti della capitale russa.
Ad ottobre, però, le sorti si capovolgono, la Grande Armata capitola e comincia il grande esodo verso Ovest.
I soldati francesi sono in rotta, sono feriti, muoiono di malattie e di stenti, chiedono disperatamente la carità; pochi riescono a tornare nella Madrepatria; alcuni sono fatti prigionieri dai Cosacchi e condotti a piedi, nudi, in Russia.
Vilnius diventa un grande cimitero, con i cadaveri bruciati oppure congelati e impilati per le strade. Una scena completamente diversa rispetto a quella di inizio estate.
Per accogliere le salme vengono costruite strutture, scavate fosse, aperti spazi di sepoltura. I cimiteri napoleonici sono ancor oggi visibili in tutta la città; e nuove fosse ancora vengono scoperte.

Napoleone arriva a Vilnius il 6 dicembre.
Questa volta si ferma però soltanto poche ore; ha fretta di ripartire subito per Parigi.
Rimangono alcuni suoi attendenti, che hanno però anch’essi fretta di andarsene, perché – come scrisse un generale – la città “è un enorme pitale” e, soprattutto, i russi si stanno avvicinando sempre più minacciosi.

Vilnius, infine, viene ri-occupata da Mosca.
Ricomincia il pugno di ferro.
In una situazione particolarmente drammatica si trovano coloro che avevano tradito lo Czar a favore di Napoleone.
La Lituania dovrà attendere circa 20 anni per vedersi di nuovo riconosciuta una qualche forma di autonomia.

La chiesa che Napoleone voleva portare con sé a Parigi

Si racconta che Napoleone, che aveva già depredato le bellezze di altri Paesi occupati, si fosse innamorato della piccola chiesa di Sant’Anna.
Si narra che avrebbe voluto portarla con sé a Parigi “sul palmo della mano“.

Non è chiaro se ciò corrisponde alla realtà.
Certamente, la chiesa di Sant’Anna è un gioiello architettonico in stile tardo gotico. Esuberante, dinamica, un tripudio di torrette e guglie, costruita ed abbellita con 33 diversi tipi di mattone.
E’ invece accertato che, durante la presenza della Grande Armée in città, venne utilizzata come magazzino militare.

La chiesa di Sant’Anna è entrata nella storia lituana anche per un altro motivo, più vicino a noi.
Nel piazzale a fianco della chiesa si tenne infatti una delle prime manifestazioni pubbliche contro l’occupazione sovietica.
Era il 23 agosto 1987 e venne organizzata dalla Lega della Libertà della Lituania
Le foto dell’evento, fatte e diffuse di nascosto, fecero il giro del mondo.
La Lituania è stata riconosciuta come una repubblica indipendente 4 anni più tardi.

La Torta Napoleone

E’ una bomba calorica.
Sontuosissima, scenograficissima, gustossima, nobilissima, con una spiccata personalità.
16 strati di sfoglie di pasta, alternate a una soffice e spumosa crema al burro e ravvivate da un tocco di confettura ai frutti rossi.
Ci vogliono varie ore e una grande dedizione per prepararla.
E ci sono diverse versioni della crema; c’è anche chi usa del cioccolato (blasfemia!).

Pure in merito alla confettura ci sono svariate tradizioni.
Amici diversi mi hanno detto cose diverse al riguardo, ognuno giurando sull’assoluta autenticità della propria ricetta – tramandata in famiglia, di generazioni in generazione.
C’è anche chi mi ha raccontato di usare una peculiarissima marmellata di esoticissime bacche arancioni della foresta, il cui nome io non avevo mai sentito, ed ora ho purtroppo dimenticato.

Le migliori pasticcerie di Vilnius ce l’hanno orgogliosamente nel proprio assortimento. Fa un’ottima scena nelle vetrinette illuminate.
Ma, a quanto pare, si tratta di un dolce russo.

A Mosca, leggo, è un dolce nazionale, un caposaldo dell’arte pasticcera nazionale, ideato nel 1912 per festeggiare i cento anni dalla liberazione di Mosca da Napoleone.

L’ho assaggiata un paio di volte.
Ogni volta ci ho messo mezza giornata per digerirla. Ma me la sogno ancora.


(Nella foto: La chiesa di Sant’Anna, a Vilnius, che – secondo la leggenda – Napoleone avrebbe voluto portare con sé a Parigi)

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