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La zuppa fucsia (dire fare visitare in Lituania #4)

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I lituani prediligono le zuppe e adorano le rape rosse.
Non sorprende quindi come amino la šaltibarščiai – la minestra di barbabietole.

La šaltibarščiai è un piatto freddo, cremoso, omogeneo.
Da queste parti, in estate, è particolarmente apprezzata: la si trova ovunque, talvolta con una cucchiaiata di kefir o una fetta di uovo sodo come guarnizione, quasi sempre con pezzetti di patata, bollita o arrosta; anche la mensa dell’Ikea di Vilnius la propone nel menu di ogni giorno, prodotta in quantità industriali e disponibile in una comoda vaschetta di plastica trasparente da 20 litri e annesso mestolo self-service.

I turisti la cercano anche per il suo inconsueto colore – tra il fucsia acceso, il rosa shocking, il magenta elettrico e il prezioso rubino.
E’ inoltre particolarmente fotogenica; infatti è fotografatissima dai cultori del food porn.
Qualche giorno fa ho avuto il piacere di pubblicare anch’io una food selfie con lei ed alcuni amici italiani, burloni, mi hanno chiesto se stessi mangiando “sangue e testa di femore” o “fagiolo in succo di fragola” (testuali parole).

La šaltibarščiai è un piatto tradizionale che risale ai tempi dell’esteso Granducato di Lituania.
La si ritrova, in diverse versioni nazionali e regionali, in vari Paesi di questa area geografica: dalla Polonia alla Bielorussia, alla Romania. E’ intrecciata alla cultura ebraica presente da secoli su tale territorio. Il termine generico che la contraddistingue è borscht (ovvero, a seconda della lingua, boršč, barszcz, borș… ).
A me piace molto il borscht ucraino: è meno colorato, è caldo, più liquido, e contiene pezzetti di rapa rossa (oltre che di carne, se ben ricordo, ma non vorrei essere accusato di eresia).

La šaltibarščiai è un piatto di casa.
Spesso i lituani lo preparano in anticipo e lo lasciano raffreddare nel frigorifero.
Così come per il ragù a Bologna, ogni famiglia segue scrupolosamente la propria ricetta, tramandata dalla nonna.
Oltre alle rape rosse, contiene cetrioli, uova soda, aneto, succo di limone e panna acida.

Io la mangio con particolare attenzione, facendo somma attenzione a non sporcarmi.
Ché tremo al sol pensiero di lavare una camicia bianca con una sua macchia.

***

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